GRANDISSIMO SUCCESSO DUREANTE L’EVENTO CON PUBBLICO IN DELIRIO.
VENEZIA – C’è un momento esatto in cui la pietra millenaria di Piazza San Marco è sembrata vibrare all’unisono con una corda vocale. È accaduto quando le prime note di Margherita si sono levate verso la Basilica, trasformando il salotto buono di Venezia in un tempio della memoria collettiva. Il concerto di Riccardo Cocciante non è stato semplicemente un live estivo, ma una celebrazione solenne e intima, capace di incantare oltre tremila spettatori.L’evento ha assunto i contorni del mito personale e artistico. Sul palco si sono incrociate due ricorrenze straordinarie: gli ottanta anni del cantautore e il mezzo secolo di vita di quella melodia immacolata che, dal 1976, accende i cuori di intere generazioni. Cocciante, visibilmente emozionato ma granitico nella sua performance vocale, ha dimostrato che il tempo non consuma il talento primordiale, semmai lo raffina.Un viaggio tra passato e futuroLa scaletta è stata un bilancio perfetto, un ponte sospeso tra la nostalgia e il presente:I grandi classici: Brani immortali come Se stiamo insieme e Bella (tratta dal monumentale Notre Dame de Paris) hanno scatenato cori spontanei tra il pubblico.Il presente inedito: Spazio alle composizioni dell’ultimo album "Ho vent'anni con te", a testimonianza di una vena creativa ancora pulsante.L'arrangiamento: Un impianto orchestrale superbo ha esaltato i chiaroscuri di ogni singola traccia, alternando sussurri drammatici a esplosioni rock.Una cornice senza tempoLa produzione, curata da Vivo Concerti in collaborazione con Giuseppe Rapisarda Management, ha inaugurato nel modo migliore la stagione dei grandi eventi veneziani. Sotto il cielo della Laguna, la musica ha riempito lo spazio monumentale senza mai violarlo, creando un'armonia perfetta tra l'architettura storica e l'intensità della canzone d'autore italiana. Cocciante ha salutato Venezia tra applausi scroscianti, lasciando la sensazione di aver preso parte a una pagina di storia della musica.
Tra il bianco e il nero: vivere (e creare) nell’epoca dell’incertezza
Un manifesto minimo per tempi instabili
Viviamo in un tempo curioso. Un tempo in cui le certezze sembrano sciogliersi tra le dita come ghiaccio al sole, e ogni fatto, ogni evento, ogni verità appare immediatamente accompagnata dal suo contrario. Un’epoca che assomiglia più a una tensione permanente che a una direzione chiara. Bianco e nero, luce e notte, progresso e regressione, razionalità e mito: tutto sembra convivere nello stesso istante.
Da artista e pensatore libero, questa condizione non mi spaventa. Mi interroga. E forse, proprio per questo, mi affascina.
Il tempo delle certezze fragili
Per molto tempo abbiamo creduto che il sapere procedesse in linea retta: più informazioni, più verità; più scienza, meno mistero; più tecnologia, più controllo. Oggi ci accorgiamo che non è andata così. Abbiamo più dati che mai, eppure meno punti fermi condivisi. Ogni notizia genera interpretazioni divergenti, ogni scoperta apre nuove domande, ogni tendenza viene superata nel momento stesso in cui nasce.
Non è solo confusione. È la fine delle semplificazioni.
La realtà non è mai stata davvero stabile: semplicemente, prima era raccontata da poche voci. Oggi quelle voci si sono moltiplicate, e il coro non canta all’unisono. Il risultato non è il caos assoluto, ma una polifonia dissonante — come certa musica contemporanea che, al primo ascolto, sembra rumore, e poi rivela una struttura profonda.
Yin e Yang: la lezione che avevamo dimenticato
La cultura occidentale ha spesso cercato risposte nette: vero o falso, giusto o sbagliato, luce o buio. Eppure altre tradizioni — penso allo Yin e Yang — ci ricordano che gli opposti non si annullano, ma si generano a vicenda. Ogni luce proietta un’ombra. Ogni ordine nasce da una perturbazione.
Forse il nostro disagio contemporaneo nasce proprio da qui: non dal caos in sé, ma dalla difficoltà ad accettare che l’equilibrio non è statico. È movimento. Oscillazione. Tensione creativa.
In fondo, anche l’arte funziona così. La musica vive di pause quanto di suoni. La moda avanza per cicli di rottura e ritorno. La fantascienza immagina futuri per parlare del presente. Nulla esiste senza il suo contrario.
Scienza, fantascienza e il fascino dell’incertezza
La scienza moderna, paradossalmente, ci ha insegnato l’umiltà. Dalla fisica quantistica alla teoria del caos, abbiamo imparato che il mondo può essere regolato da leggi precise e, allo stesso tempo, imprevedibile. Non tutto è controllabile. Non tutto è riducibile.
La fantascienza ha colto questo prima di molti altri linguaggi: racconta universi instabili, identità fluide, futuri che non sono né utopie né distopie, ma specchi deformanti del nostro presente. Non offre risposte comode; pone domande scomode. Ed è proprio questo il suo valore.
Forse oggi siamo tutti un po’ dentro un romanzo di fantascienza, ma senza il narratore onnisciente.
Moda, tendenze e identità liquide
Anche la moda — spesso liquidata come superficiale — è un sintomo potente del nostro tempo. Le tendenze durano sempre meno, i confini di genere si sfumano, il passato viene campionato e remixato. Nulla è definitivo. Tutto è ibrido.
Questo può generare spaesamento, ma anche libertà. Se le identità non sono più gabbie rigide, diventano territori da esplorare. L’importante è non confondere la fluidità con il vuoto: scegliere, anche provvisoriamente, resta un atto di responsabilità.
Caos preordinato o responsabilità condivisa?
C’è chi si chiede se tutto questo sia il risultato di un disegno, di un caos preordinato da qualcuno. Personalmente, credo che non serva un burattinaio per spiegare la complessità. Bastano sistemi che si auto-alimentano: tecnologia, economia, desiderio umano, paura, creatività.
Il mondo appare instabile perché lo è sempre stato. La differenza è che oggi non possiamo più fingere il contrario.
L’arte come bussola (non come risposta)
In questo scenario, l’arte — in tutte le sue forme — non ha il compito di rassicurare, ma di tenere aperte le domande. Di creare spazi di riflessione dove il pensiero non sia subito costretto a schierarsi. Di ricordarci che abitare l’incertezza non è una sconfitta, ma una competenza.
L’artista, il musicista, lo scrittore, il creativo — ma anche chi semplicemente sceglie di pensare — diventa allora una sorta di antenna: capta il rumore di fondo del mondo e lo restituisce come possibilità di senso.
Una responsabilità silenziosa, ma concreta
C’è però un passaggio ulteriore, forse il più difficile e il più necessario: non fermarsi alla contemplazione.
Ognuno di noi, nel suo piccolo, ha un margine di azione reale. Minuscolo, forse. Ma reale. La realtà non cambia solo per grandi rivoluzioni o per decisioni prese altrove: cambia attraverso micro-scelte quotidiane, atteggiamenti, linguaggi, relazioni.
Servono coraggio e profondità d’animo. Coraggio di non cedere al cinismo facile. Profondità per scegliere l’altruismo invece della gelosia, la condivisione invece del possesso, l’ascolto invece della reazione immediata.
In un mondo che spesso ci spinge a difendere territori, identità, ruoli, forse l’atto più sovversivo è non chiudersi, non irrigidirsi, non trasformare la paura in controllo.
Agire senza clamore
L’azione positiva non ha sempre bisogno di slogan. A volte è discreta, quasi invisibile: un gesto onesto, una collaborazione sincera, un’idea condivisa senza tornaconto, una scelta etica fatta quando nessuno guarda.
È qui che il caos smette di essere solo rumore e diventa spazio di possibilità.
Forse il vero cambiamento non nasce dall’illusione di avere ragione, ma dalla disponibilità a costruire insieme, pur restando diversi.
Restare umani, restare aperti
Forse il vero atto rivoluzionario, oggi, non è scegliere un bianco o un nero, ma imparare a stare nella complessità senza smettere di agire.
Non per salvare il mondo — che è un’idea troppo grande e spesso paralizzante — ma per rendere il nostro frammento di realtà un luogo leggermente più vivibile, più onesto, più umano.
Essere presenti è già una forma di resistenza.
Manifesto minimo per tempi instabili
Credo in un pensiero che non si inginocchia davanti alle certezze prefabbricate.
Credo nell’arte come atto di ascolto e di restituzione, non come ornamento.
Credo che la complessità non sia un difetto da correggere, ma una ricchezza da attraversare.
Credo che ognuno, nel suo piccolo, abbia una responsabilità silenziosa: non peggiorare il mondo — e, quando possibile, migliorarne un dettaglio.
Credo nel coraggio gentile, quello che non urla ma resiste.
Credo nella profondità d’animo, in un tempo che premia la superficie.
Credo nell’altruismo come scelta radicale, e nella condivisione come atto creativo.
Rifiuto la gelosia che chiude, il possesso che soffoca, il controllo che nasce dalla paura.
Carnevale di Venezia 2026. Dal mito allo sport: Venezia celebra Milano-Cortina con il Carnevale 2026. Brugnaro: “Un messaggio che parte dalla nostra storia e parla al mondo”
Venezia, 16 gennaio 2026. Quando il gioco si fa arte e la sfida diventa bellezza, Venezia si innalza sull’Olimpo. Dal 31 gennaio al 17 febbraio 2026, il Carnevale di Venezia celebra l’anno delle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 con un’edizione speciale dedicata al tema “Olympus – Alle origini del gioco”, un grande racconto collettivo che intreccia mito, storia, arte e sport, riportando al centro il gioco come origine della festa, della competizione e della comunità.
Il calendario degli appuntamenti del Carnevale di Venezia 2026 è stato presentato questa mattina a Ca’ Farsetti dal sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, dal consigliere delegato alla Tutela delle Tradizioni Giovanni Giusto, dal direttore artistico del Carnevale Massimo Checchetto e dal direttore generale di Vela spa, Fabrizio D’Oria.
Si inizia sabato 31 gennaio, a partire dalle ore 17 in Piazza San Marco, con Il Gran Ballo di Carnevale con Bridgerton, primo grande appuntamento che introduce il pubblico nell’atmosfera dell’edizione 2026. Il giorno successivo, domenica 1 febbraio, si entra nel vivo della tradizione con la Festa Veneziana, il suggestivo corteo sull’acqua lungo il Canal Grande, che apre ufficialmente la programmazione storica e tradizionale della kermesse. Il momento culminante sarà lo scoppio della Pantegana sotto il Ponte di Rialto, simbolo immancabile dell’inizio del Carnevale. Nella stessa giornata al via anche la programmazione sul palco di Piazza San Marco, cuore pulsante della manifestazione: la città comincia a battere al ritmo delle sfilate delle maschere più belle, capaci di attirare centinaia di visitatori, insieme a un’anteprima degli spettacoli diffusi che animeranno Venezia e Mestre durante tutto il periodo carnevalesco. Sempre domenica 1 febbraio, a Dese, inizia la carrellata dei carri allegorici, portando la festa nei quartieri della terraferma. Nel frattempo inizia la selezione delle Marie, uno dei momenti più attesi della tradizione veneziana.
“Il Carnevale di Venezia 2026 è un messaggio che parte dalla nostra storia e parla al mondo – dichiara il sindaco Brugnaro –. Nell’anno delle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, abbiamo scelto di raccontare il gioco come valore culturale e sociale profondo, come spazio di incontro, di rispetto, di partecipazione e di crescita collettiva, come nello spirito di Olimpia. Il gioco, che può declinarsi anche come sport, è linguaggio universale, capace di unire generazioni, culture e comunità diverse, ed è parte integrante dell’identità di questa città. Qui, da secoli, la competizione non divide ma unisce: diventa spettacolo, creatività, rito collettivo, occasione di confronto e di festa. Venezia ha sempre saputo trasformare la sfida in bellezza e la partecipazione in meraviglia, anticipando quello spirito olimpico che mette al centro l’uomo, il talento, l’impegno e il rispetto reciproco. Con Olympus – Alle origini del gioco celebriamo una città che sa mettersi in gioco, che accoglie e coinvolge, che apre le sue piazze, i suoi canali e i suoi sestieri al mondo, trasformandoli in luoghi di emozioni condivise. È un Carnevale diffuso che parla alle famiglie, ai giovani, ai bambini, che valorizza la tradizione e allo stesso tempo guarda al futuro, riaffermando Venezia come capitale internazionale della cultura, della creatività e della convivenza civile”.
Il Carnevale di Venezia 2026 si apre così a un regno senza tempo, dove il mito incontra la storia e le acque della laguna riflettono i gesti eterni delle antiche arene. Gli echi degli dèi e degli eroi si specchiano nei canali, mentre l’uomo si misura con la leggenda, trasformando la città in una moderna Olimpia diffusa, in cui sport, epica, maschera, gioco e immaginazione si fondono in un’unica, grande celebrazione.
Questa edizione è inserita nell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, un programma multidisciplinare, plurale e diffuso per promuovere i valori OLIMPICI e PARALIMPICI attraverso la cultura, il patrimonio e lo sport. Un calendario di iniziative artistiche e culturali che animeranno il Paese sulla strada dei Giochi in un clima di festa e di connessione tra le persone, a partire dal gennaio 2024 per culminare nel 2026 in un programma emozionante e coinvolgente durante i Giochi OLIMPICI Invernali (6-22 febbraio 2026) e i Giochi PARALIMPICI Invernali (6-15 marzo 2026).
Un filo che attraversa idealmente il territorio e il tempo e che vedrà la Fiamma Olimpica fare tappa a Venezia il 22 gennaio 2026, nel suo lungo cammino verso Milano-Cortina. La Fiamma attraverserà il Veneto – regione protagonista dei Giochi – iniziando il proprio percorso il 18 gennaio da Peschiera del Garda, testimone delle opere di difesa veneziane, in un viaggio che unisce sport, storia e identità.
“Il gioco accompagna l’uomo da sempre, ne riflette i valori, le aspirazioni, il desiderio di misurarsi con se stesso e con gli altri, trasformando la competizione in occasione di incontro e di crescita - afferma Giusto - Venezia, con le sue acque, le sue calli e i suoi ponti, ha da sempre amato il gioco, non solo come spettatore ma come attore protagonista. Nei secoli il Carnevale è stato palestra di creatività, spazio di libertà e di sperimentazione, luogo in cui il corpo, l’ingegno e l’immaginazione si sono messi alla prova attraverso regate, sfide popolari, acrobazie e riti collettivi. Dal 31 gennaio al 17 febbraio 2026, calli e campi torneranno a essere spazi di gioco e di sfida, aperti e inclusivi, dove artisti, cittadini e visitatori si incontreranno in un rito collettivo fatto di meraviglia, competizione, scoperta e partecipazione. Un Carnevale che invita tutti a prendere parte alla festa, a riconoscersi nella comunità e a riscoprire, attraverso il gioco, il senso più profondo dello stare insieme”.
“Olympus – Alle origini del gioco è un viaggio simbolico nel mito del gioco – afferma Checchetto – che parte da Olimpia e attraversa la Grecia antica fino ai giochi tradizionali veneziani, allo sport moderno e all’universo olimpico. Gli dèi incarnavano attitudini sportive che ritroviamo ancora oggi negli atleti, nuovi miti capaci di ispirare intere generazioni. Il Carnevale diventa così spazio di libertà, condivisione e incontro, portando lo stesso messaggio delle Olimpiadi: stare insieme, confrontarsi nel rispetto e riscoprire, attraverso il gioco, il mito che ciascuno porta dentro di sé”.
“Il nostro impegno, insieme a quello di tutte le istituzioni e delle realtà coinvolte, è offrire un Carnevale accessibile, diffuso e sostenibile, capace di emozionare e far sognare – conclude D’Oria –. Uno sforzo collettivo che vede l’intera struttura operativa di Vela impegnata su diversi fronti, da quello organizzativo e creativo a quello dell’informazione e dell’accoglienza, per garantire a visitatori e cittadini un’atmosfera festosa in sicurezza in città. Il programma dell’edizione 2026, organizzato in modo diffuso sul territorio come nel format di questi ultimi anni, non mancherà però di sorprese e invenzioni che il tema stesso di quest’anno suggerisce”.
L’immagine guida dell’edizione 2026 si ispira al dipinto La Festa del Giovedì Grasso in Piazzetta di Gabriel Bella (1779–1792), per gentile concessione della Fondazione Querini Stampalia, a sottolineare il legame profondo tra iconografia storica e visione contemporanea del Carnevale.
Come in ogni Carnevale, tutto è metamorfosi: il mortale si fa divino, l’umano si misura con il sogno. Venezia si conferma così il palcoscenico più sorprendente del mondo, capace di lanciare un messaggio universale: il gioco unisce, abbatte le barriere, invita a mettersi in gioco, da soli o in squadra. Perché il gioco, come il mito, è eterno.
WEEKEND DI APERTURA
Sabato 31 gennaio e domenica 1 febbraio
OLYMPUS! UNA GRANDE AGORÀ DI GIOCHI!
L’anteprima del CARNIVAL STREET SHOW
Il fine settimana inaugurale apre il Carnevale con spettacoli di arte di strada in Piazza San Marco e Piazza Ferretto. Musicisti, acrobati, giocolieri e performer trasformano le piazze simbolo di Venezia e Mestre in grandi palcoscenici a cielo aperto, introducendo il pubblico allo spirito di Olympus tra gioco, meraviglia e coinvolgimento di tutte le età.
SELEZIONE DELLE 12 MARIE
Sabato 31 gennaio, ore 15 – Scuola Grande San Giovanni Evangelista
Prende il via uno dei riti più amati del Carnevale veneziano: la selezione delle 12 Marie, giovani donne ambasciatrici della tradizione cittadina, che accompagneranno il pubblico lungo tutto il periodo carnevalesco.
GRAN BALLO DI CARNEVALE CON BRIDGERTON
Sabato 31 gennaio dalle ore 17.00 – Piazza San Marco
La prima serata in Piazza San Marco il Carnevale di Venezia, insieme a Netflix, presenta il Gran Ballo di Carnevale con Bridgerton. Piazza San Marco si trasformerà in un grande palcoscenico a cielo aperto per un evento speciale realizzato in occasione del lancio della quarta stagione di Bridgerton su Netflix. A inaugurare i festeggiamenti, nel primo giorno del Carnevale, saranno danzatori professionisti, avvolti in sontuosi costumi d’epoca ispirati all’immaginario della serie, che guideranno e inviteranno il pubblico presente a unirsi alle danze. Tra scenografie immersive e performance sorprendenti, la piazza prenderà vita con musica e coreografie, offrendo un’esperienza coinvolgente, dove il pubblico diventerà protagonista e il Carnevale prenderà forma sotto gli occhi di tutti, in un’atmosfera che richiama l’eleganza e il fascino dell’universo di Bridgerton.
LA FESTA VENEZIANA – CORTEO ACQUEO
Domenica 1 febbraio, ore 11 – Canal Grande
Il tradizionale corteo acqueo del Carnevale apre ufficialmente la festa sull’acqua. Un centinaio di imbarcazioni a remi, riccamente decorate e condotte da vogatori in costume, attraversano il Canal Grande da Punta della Dogana a Rialto, capitanate dalla celebre Pantegana di cartapesta. L’arrivo in Erbaria dà vita a una grande festa popolare tra musica, balli e sapori della tradizione veneziana.
PROGRAMMA GENERALE
OLYMPUS! UNA GRANDE AGORÀ DI GIOCHI!
CARNIVAL STREET SHOW – SPETTACOLI DI ARTE DIFFUSA
Sabato 31 gennaio e domenica 1 febbraio
Sabato 7 febbraio e domenica 8 febbraio
Da giovedì 12 a martedì 17 febbraio
Il cuore pulsante del Carnevale torna a essere l’arte di strada. Oltre 1.000 spettacoli, con 80 compagnie e 350 artisti, animeranno calli, campi e piazze di Venezia, Mestre, isole e terraferma. Un programma diffuso di musica, circo-teatro, clownerie e performance visive che trasforma la città in un grande spazio di gioco condiviso, accessibile e inclusivo. Sabato 31 gennaio e domenica 1 febbraio 2026 si parte con l’anteprima del Carnevale Diffuso in Piazza San Marco e in Piazza Ferretto, per poi entrare nel vivo da sabato 7 e domenica 8 febbraio, e nei giorni della settimana grassa, da giovedì 12 febbraio a martedì 17 febbraio 2026.
I punti spettacolo Venezia e isole
Campo Santa Margherita; Campo San Giacomo; Campo San Geremia; Campo San Cassiano; Campo Santa Maria Formosa; Sant’Elena; Via Garibaldi Esedra; Campo Santo Stefano; Piazzetta San Marco; Piazzetta Lepanto (Lido); Sestiere Scarpa 952 e Piazzale Ognissanti (Pellestrina); Campo San Donato e Campo Santo Stefano (Murano); Piazza Galuppi (Burano).
I punti spettacolo Mestre e terraferma
Piazza Ferretto; Largo Divisione Julia; Piazzale Donatori di Sangue; Via Palazzo; Via Mestrina; Piazzetta Battisti; Via Poerio; Piazza Mercato (Marghera); Piazza Municipio (Favaro); Piazza San Giorgio e Centro Sportivo Montessori (Chirignago); Centro Giovanile - Via Castellana (Zelarino).
I PALCHI DEL CARNEVALE
Palco di Piazza San Marco
Dal 31 gennaio all’1 febbraio e dal 6 al 17 febbraio ore 11 – 19
Una grande passerella scenografica ideata dal direttore artistico Massimo Checchetto accoglie maschere, danze storiche, associazioni carnevalesche e spettacoli dal vivo. Il palco ospita il Concorso della Maschera più Bella, diventando luogo d’incontro tra tradizione, creatività e partecipazione. In alcune serate selezionate, la programmazione prosegue fino alle 20.30 con musica e performance. La programmazione si prolunga fino alle 20.30 nelle giornate di sabato 31 gennaio, sabato 7 febbraio, giovedì 12 febbraio, venerdì 13 febbraio, sabato 14 febbraio e martedì 17 febbraio.
Palco di Piazza Ferretto
Dal 31 gennaio all’1 febbraio, il 7 e 8 febbraio e dal 12 al 17 febbraio ore 11 – 19
Cuore del Carnevale in terraferma, il palco di Piazza Ferretto ospita spettacoli, concerti, animazioni per famiglie e la Sfilatadella Mascherina più Bella, in un dialogo continuo tra centro storico e Mestre.
IL CARNEVALE DELLA TRADIZIONE
Il Taglio della testa del toro
Giovedì 12 febbraio – Piazza San Marco
Storica rievocazione del rito medievale che ricorda la vittoria del doge Vitale Michiel II nel 1162. Una performance scenografica che unisce teatro, storia e simbolismo, riportando in vita uno dei momenti più antichi del Carnevale veneziano.
La Festa delle 12 Marie
Le 12 Marie partecipano agli eventi ufficiali del Carnevale, con momenti culminanti nel corteo acqueo a bordo delle gondole di sabato 7 febbraio, nella proclamazione della Maria del Carnevale 2026 e della Maria de Il Gazzettino lunedì 16 febbraio alle Sale Apollinee del Teatro La Fenice e nella presentazione finale al pubblico in Piazza San Marco martedì 17 febbraio. Le ragazze selezionate parteciperanno a vari eventi del programma ufficiale del Carnevale.
Carnevali italiani e del mondo
Lunedì 16 febbraio – Piazza San Marco
Delegazioni provenienti da tutta Italia e dal mondo portano a Venezia costumi, musiche e tradizioni, trasformando la piazza in un grande spazio di dialogo tra culture. In collaborazione con l’Unpli (Unione Nazionale Pro Loco d’Italia)
L’Arte della Commedia
Sui palchi di commedia in legno, allestiti oggi come secoli fa, andranno in scena 9 compagnie nazionali e internazionali che si alterneranno in 80 repliche. Curata e gestita da Pantakin, questa edizione della rassegna amplia la propria programmazione oltre a Campo Santo Stefano e Piazza San Marco anche in Campo San Cassiano.
IL RICHIAMO DI OLYMPIA – ARSENALE WATER SHOW
Arsenale – Darsena Grande
Dal 6 all’8 febbraio e dal 12 al 17 febbraioore 18.45 e21
Un grande spettacolo originale sull’acqua – con la regia di Enrica Crivellaro – che racconta, attraverso fontane danzanti, luci, fuoco, acrobazie e musica dal vivo, il viaggio epico di un uomo che si misura con la sfida, il limite e il sogno. La Darsena Grande dell’Arsenale di Venezia torna a diventare un palcoscenico a cielo aperto per ospitare “Il Richiamo di Olympia”. Uno spettacolo originale del Carnevale di Venezia, che si ispira ai giochi olimpici per raccontare un viaggio di sfida, sogno e forza interiore. Al centro della storia un pescatore, un uomo semplice che dal mare di Venezia sogna l’immortalità degli Dèi. Cinque prove per conquistarla: cinque sfide attraverso i continenti, gli elementi, i sensi. E a guidarlo tra gioco, vittorie e sconfitte c’è la voce di Olympia, una musa che è sfida, forza, determinazione. Un racconto epico, intenso e magico che tesse la trama del gioco incantando il pubblico con le arti visive, spettacolari performance ed effetti speciali. Un teatro totale sull’acqua, che narra la sfida come ricerca, e la vittoria come pace universale.
IL CANTO DI AMBROSIA – OFFICIAL DINNER SHOW
Ca’ Vendramin Calergi
7–8 febbraio e 12–17 febbraio – ore 21
L’Official Dinner Show del Carnevale di Venezia, Il Canto di Ambrosia, accompagna il pubblico in un viaggio sensoriale tra mito e seduzione per varcare la soglia del tempo e dello spazio e seguire le orme degli dèi, custodi di eterni desideri. Nelle sale affacciate sul Canal Grande, con la regia di Enrica Crivellaro, spettacoli dal vivo e alta gastronomia si intrecciano in un rito notturno ispirato agli dèi dell’Olimpo. Dalla sacralità di Olimpia ai fasti di Venezia, tutto si intreccia in un gioco di sfide valorose, prove epiche e nobili divertimenti, con travolgenti spettacoli e performance dal vivo. Il Carnevale di Venezia si fa rito e mistero: tra eleganti tentazioni, giocosa ironia e duelli creativi si sfida la notte gustando ambrosia per un piacere eterno, reso ancora più intenso dal ricco e originale menù preparato dalle sapienti mani degli chef del Ristorante Wagner. Il Canto di Ambrosia non è solo una cena, ma un incantesimo che promette l’immortalità delle sensazioni: un banchetto per gli occhi, per il palato e per l’anima, dove ogni istante diventa un ricordo indelebile.
LE SFILATE DEI CARRI ALLEGORICI
Dall’1 febbraio
I grandi carri tornano ad animare il territorio comunale e metropolitano, coinvolgendo isole, centro storico e terraferma. Parate spettacolari e figuranti in maschera portano il Carnevale tra le comunità locali, in un abbraccio festoso e diffuso. Date principali: Dese (1 febbraio), Chirignago (8 febbraio), Pellestrina (12 febbraio), Lido (13 febbraio), Marghera (14 febbraio), Burano (14–15–17 febbraio), Campalto (15 febbraio), Mestre (16 febbraio), Zelarino (17 febbraio).
PISTE DI PATTINAGGIO
Anche lo sport e il divertimento all’aperto sono l’attrazione del calendario di Carnevale: a Venezia in Campo San Polo, a Mestre in Piazza Ferretto e a Marghera in Piazza Mercato si pattina sulle piste di ghiaccio. Le piste resteranno aperte fino all’ultimo giorno di Carnevale, il 17 febbraio. Oltre al pattinaggio libero, le piste saranno animate durante i week end con le esibizioni delle scuole di pattinaggio del Veneto.
MUSICA, NIGHT EXPERIENCE E GIOVANI
Tese dell’Arsenale e Forte Marghera
Sabato 7 febbraio Perplex Carnival Party trasforma le Tese dell’Arsenale (92, 93 e 94) in uno spazio dedicato alla musica e al divertimento notturno, con dj set ed eventi pensati per un pubblico giovane.
Forte Marghera diventa il cuore di quattro appuntamenti musicali e di intrattenimento nelle notti magiche del Carnevale veneziano per un pubblico giovane e di tutte le età. Per ballare e cantare sulle note delle hit più conosciute e in voga.
CARNEVALE DELLA CULTURA, DEI RAGAZZI E METROPOLITANO
Carnevale Internazionale dei Ragazzi (7–15 febbraio) a cura della Biennale, spettacoli teatrali, eventi culturali, aperture straordinarie dei musei e iniziative nei Comuni della Città Metropolitana completano il palinsesto, rendendo il Carnevale un’esperienza diffusa, educativa e partecipata.
Il Carnevale di Venezia 2026 invita tutti a salire sull’Olimpo e a giocare. Perché il gioco, come il mito, è eterno. Il programma completo e tutti gli aggiornamenti sono disponibili su www.carnevale.venezia.it e sui canali social ufficiali del
Riccardo Mangiacapra a Casa Sanremo Writers 2026 con “La tela di Archimede”
Un romanzo di redenzione, identità e riscatto
Sanremo – Riccardo Alberto Mangiacapra sarà tra gli autori presenti a Casa Sanremo Writers 2026, la prestigiosa rassegna letteraria che si svolge all’interno di Casa Sanremo, nel cuore della settimana del Festival della Canzone Italiana.
L’autore parteciperà con il romanzo La tela di Archimede, edito da Spirito Libero Edizioni e pubblicato nel febbraio 2025. L’opera è stata selezionata per il salotto culturale di Casa Sanremo Writers, spazio dedicato alla valorizzazione della narrativa contemporanea e al dialogo tra scrittori, pubblico e operatori del settore.
“La tela di Archimede” è un romanzo intenso e stratificato che racconta un lungo viaggio a ritroso nella memoria del protagonista, fatto di immagini indelebili, relazioni complesse e ferite mai rimarginate. Nato da una relazione clandestina, Archimede cresce con il marchio di “ù bastaddu”, un appellativo che segna profondamente la sua identità e condiziona le sue scelte di vita. La sua straordinaria abilità con i numeri, proprio come il matematico da cui prende il nome, diventa il suo salvacondotto per fuggire da una terra aspra e da una famiglia ostile. Dalla Sicilia a Milano, fino a Londra, il protagonista rinnega le proprie origini nel tentativo di affrancarsi da un destino che ha imprigionato prima la madre e poi la nonna. Dopo essersi affermato negli studi e nel lavoro, un evento drammatico lo costringerà a tornare nella sua terra natia, rendendo impossibile ignorare il dolore subito. È in questo momento che Archimede “tesse la sua tela”, dando forma a un riscatto a lungo atteso. Il romanzo si apre con una narrazione coinvolgente che segue due amici italiani trasferitisi a Londra per inseguire il successo nel mondo della finanza. Lo stile è diretto e realistico, capace di restituire con autenticità le ambizioni, le fragilità e le contraddizioni di chi tenta di emergere in un contesto competitivo e spietato. Accanto al protagonista, il personaggio di Roberto – segnato da un’infanzia difficile nella periferia di Palermo – incarna con forza il tema della redenzione personale. Particolarmente significativa è l’ambientazione londinese, descritta con attenzione nei suoi contrasti tra il lusso della City e la multiculturalità dei quartieri popolari, che diventa lo sfondo ideale per una riflessione più ampia sui temi dell’identità, dell’appartenenza e dello sradicamento. I protagonisti non sono semplici emigrati in cerca di fortuna, ma uomini alla ricerca di un “centro di gravità permanente”, sospesi tra passato e futuro, memoria e desiderio di rinascita. La partecipazione di Riccardo Mangiacapra a Casa Sanremo Writers rappresenta un importante riconoscimento per un’opera capace di coniugare introspezione psicologica e racconto sociale, perfettamente in linea con lo spirito della rassegna, che promuove la cultura come strumento di confronto, crescita e consapevolezza.
Sinossi
Oggi Londra, la City e una moglie dagli occhi a mandorla al fianco. Ieri Milano, gli studi e altri amori, fino a tornare indietro a una Sicilia che profuma di zagare e polvere da sparo. Fuori piove e Archimede ripensa a quel sole per scaldarsi il cuore. Nato da una relazione clandestina, sarà per sempre ù bastaddu. Un lungo viaggio a ritroso nella memoria lo conduce a fare i conti con il male subito e con la necessità di tessere, finalmente, la propria tela di riscatto.
Biografia dell’autore
Riccardo Alberto Mangiacapra nasce a Civitavecchia l’11 marzo 1959. Dopo gli studi universitari, alla fine degli anni Settanta entra nel mondo dell’informatica, fondando e gestendo diverse società di progettazione software e distribuzione hardware. Parallelamente coltiva la passione per la scrittura. Le sue poesie sono presenti in numerose antologie; nel 2021 viene inserito nell’Enciclopedia dei Poeti Italiani Contemporanei. Nel 2023 pubblica il suo primo romanzo La Linea Gialla; nel 2025 esce La tela di Archimede, suo secondo romanzo, edito da Spirito Libero Edizioni.
Dettagli
Titolo: La tela di Archimede
Autore: Riccardo A. Mangiacapra
Genere: Narrativa Contemporanea
Sottogenere: Saga familiare con elementi "crime"
Numero pagine: 165
Copertina flessibile: 16,90€
Disponibile anche su Amazon in ebook: 3,90€
Ordinabile in tutte le librerieEditore: Spirito Libero Edizioni
KEELING FW26/27 – The Brittany Wetlands Men & Women Collection Un tributo alla forza silenziosa dell’inverno e ai paesaggi selvaggi della Bretagna
Per l’Autunno Inverno 2026/27, KEELING presenta la The Brittany Wetlands Men & Women Collection, un omaggio intimo e potente alla natura essenziale delle zone umide bretoni: distese avvolte dalla bruma, terre modellate dal vento, acque che riflettono cieli mutevoli e silenzi profondi. È una collezione che racconta la poesia dell’inverno del Nord, austero e magnetico, capace di rivelare la sua bellezza più autentica proprio nei momenti di quiete.
Ogni capo nasce dall’incontro tra paesaggio e funzione. Le linee avvolgenti sembrano seguire il ritmo lento delle maree, mentre i volumi più strutturati richiamano la solidità delle scogliere. La collezione, pensata per uomo e donna, interpreta la stagione fredda con un linguaggio elegante e contemporaneo, restando fedele al DNA essenziale del brand. Nella proposta femminile, l’ispirazione militare e outdoor non rinuncia alla femminilità: i codici tecnici tipici del brand vengono reinterpretati attraverso fit più avvolgenti, silhouette più morbide e proporzioni studiate per esaltare la forma, mantenendo comunque la pulizia estetica e la funzionalità che definiscono KEELING.
Per affrontare l’inverno con maggiore intensità, KEELING eleva gli standard di protezione e comfort. Le imbottiture diventano più corpose e avvolgenti, pensate per trattenere il calore senza appesantire la silhouette, mentre le funzionalità ispirate al mondo militare e outdoor si traducono in dettagli intelligenti, costruzioni ergonomiche e soluzioni tecniche che accompagnano ogni movimento, valorizzando sia la fisicità maschile che quella femminile. La materia diventa protagonista di questa evoluzione. Un nuovo nylon ad alte prestazioni, interamente in poliammide, introduce un livello superiore di resistenza e protezione, completato da cotoni più pesanti e da gabardine felpate che offrono struttura, durabilità e una morbidezza naturale che si accentua con l’uso.
Anche la maglieria compie un passo avanti, abbandonando il tradizionale misto lana–cotone per abbracciare il calore pieno del 100% lana, ideale per affrontare le giornate più rigide senza rinunciare alla leggerezza sulla pelle. Il racconto visivo della collezione prende forma attraverso la tavolozza cromatica della Bretagna invernale: grigi minerali che evocano rocce levigate dal vento, verdi profondi che richiamano i muschi delle paludi, blu intensi come oceani in tempesta, tonalità sabbiose e marroni bruciati che ricordano terre esposte alle maree, fino a sfumature lattiginose che catturano la delicatezza della foschia mattutina. È una palette che attraversa le linee uomo e donna con coerenza, declinandosi con sensibilità diversa a seconda dei volumi e dei materiali.
Nonostante la complessità tecnica e la maggiore corposità dei materiali, la sostenibilità rimane un principio irrinunciabile. Le fibre scelte privilegiano naturalità e durata; i processi di tintura — ottimizzati per ridurre consumi e impatto ambientale — riflettono la volontà del brand di integrare pratiche responsabili in ogni fase produttiva. L’intera collezione conferma l’impegno di KEELING verso un modo di vestire consapevole, essenziale e rispettoso degli ecosistemi naturali. The Brittany Wetlands Men & Women Collection rappresenta così un equilibrio maturo tra estetica e funzione, calore e leggerezza, protezione e armonia. È una collezione pensata per chi vive l’inverno come una stagione da abitare pienamente, con intensità, movimento e autenticità.
Intervista a Doris Simone, un mix di autentica bellezza e squisita semplicità
La semplicità è la mia bussola
Un passato da attrice e un bel presente da imprenditrice. Doris Simone ha cambiato vita, aprendo b & b nella sua amata Puglia. Infatti è proprietaria di Flower’s House a Palese che altro non che un rifugio di luce e colori, sito a due passi dal mare e di Antiche Volte, definibile come un tuffo nella pietra viva, nella cuore palpitante di Modugno.
Doris, come definiresti la bellezza? La bellezza per me è armonia. È quando ciò che vediamo, sentiamo o viviamo ci fa sentire in pace. Non è solo estetica, ma anche gentilezza, autenticità, e la capacità di emozionare senza clamore.
E la semplicità, che ruolo ha nella tua vita? La semplicità è la mia bussola. Mi aiuta a scegliere ciò che conta davvero. È il silenzio che parla, il gesto che non ha bisogno di spiegazioni, la vita vissuta con leggerezza ma non con superficialità.
C’è un momento della tua giornata che ti fa sentire più te stessa? La mattina presto, quando tutto è ancora sospeso. Il caffè che profuma la cucina, la luce che entra piano dalla finestra. In quel momento, mi sento vera, libera, presente.
Come coltivi la tua bellezza interiore? Con la gratitudine. Ogni giorno cerco qualcosa per cui dire grazie. Anche nei giorni difficili. Credo che la bellezza interiore nasca dal modo in cui guardiamo il mondo, non da come il mondo ci guarda.
Qual è un gesto semplice che ti fa sentire amata? Una carezza sul viso, uno sguardo che mi cerca, una parola detta piano. Sono le piccole cose che mi fanno sentire vista, accolta, amata.
Se potessi regalare un pensiero al mondo, quale sarebbe? Siate gentili. Sempre. Anche quando non è facile. La gentilezza è bellezza che si muove, semplicità che abbraccia.
3I/ATLAS – La cometa misteriosa che sta incendiando il web
Articolo di Mirko DeFox Galliazzo
C’è un nuovo protagonista nel cielo, e si chiama 3I/ATLAS. Scoperta il 1° luglio 2025 dal sistema di osservazione ATLAS in Cile, questa cometa non è solo un frammento di ghiaccio e polvere. È qualcosa di molto più raro: un oggetto interstellare, cioè proveniente da un altro sistema stellare. È solo la terza volta che l’umanità ne osserva uno, dopo i celebri ‘Oumuamua e 2I/Borisov. E da quando è stata annunciata, la rete non parla d’altro.
Gli scienziati hanno confermato che la sua orbita è iperbolica, segno inequivocabile che non appartiene al nostro Sistema Solare. Sta semplicemente passando, come un viaggiatore cosmico in transito, destinato a non tornare mai più. Ma il suo passaggio ha acceso un turbine di domande e ipotesi che spaziano dalla scienza più rigorosa alla fantascienza più audace.
I dati raccolti dai telescopi spaziali sono già sorprendenti: 3I/ATLAS sembra avere un nucleo di pochi chilometri e una composizione chimica inusuale, con un rapporto di anidride carbonica molto superiore all’acqua. Molti ricercatori suggeriscono che possa essere più antica del nostro stesso Sistema Solare, un fossile errante nato miliardi di anni fa, in un altro angolo della galassia. Un corpo così antico da portare, forse, tracce della materia primordiale da cui si formano stelle e pianeti.
Naturalmente, il web non si è fermato alla scienza. Teorie più “alternative” sostengono che la cometa non sia affatto naturale. Qualcuno ipotizza che possa trattarsi di una sonda aliena, un oggetto costruito o manipolato da intelligenze sconosciute, mascherato da cometa per esplorare in silenzio il nostro sistema. Altri sostengono che le agenzie spaziali sappiano molto più di quanto rivelano e che i governi stiano osservando 3I/ATLAS con un’attenzione fuori dal comune. L’idea di un messaggio cosmico, o di un artefatto celato nel ghiaccio, affascina tanto quanto spaventa.
Un Viaggiatore Venuto da Lontano
Ma al di là di ogni teoria, 3I/ATLAS resta un simbolo potente: un promemoria del nostro posto nell’universo. Per i bambini, è come una favola vera — una stella errante venuta da lontano. Per gli appassionati di astronomia, è un’occasione unica di osservare un corpo che non “appartiene” al nostro quartiere cosmico. Per chi ama la fantascienza, è il sogno di contatto, di mistero, di meraviglia.
Il suo passaggio vicino al Sole, previsto per ottobre 2025, sarà seguito da telescopi e appassionati di tutto il mondo. Non passerà troppo vicino alla Terra, ma basterà guardare il cielo nelle notti giuste per ricordarci che là fuori, oltre il velo delle nostre certezze, c’è ancora tanto da scoprire.
Che sia solo una cometa, una sonda, o il frammento di un pianeta dimenticato, 3I/ATLAS ci invita a guardare in alto, a lasciarci stupire e, forse, a sognare. Perché, in fondo, ogni mistero cosmico ci parla di noi: della nostra curiosità, del desiderio di capire e dell’eterna voglia di credere che l’universo abbia ancora qualche segreto da rivelare.
Riflessione di Mirko DeFox
Osservando le immagini di 3I/ATLAS mi sono chiesto se, in fondo, non sia un grande specchio cosmico. Ci riflette la nostra fame di mistero, la sete di conoscenza, ma anche la paura di scoprire qualcosa di troppo grande per noi. Viviamo un tempo in cui la realtà sembra sempre più fragile, eppure il cielo continua a offrirci visioni che ci ricordano quanto sia importante non smettere di sognare.
Probabilmente 3I/ATLAS non porta messaggi segreti, né civiltà aliene nascoste nel suo nucleo. Ma ci regala qualcosa di più prezioso: la possibilità di guardare oltre, di credere che l’universo sia ancora pieno di storie che aspettano di essere raccontate. E forse, mentre una cometa venuta da lontano attraversa il nostro orizzonte, anche noi — per un istante — diventiamo un po’ più parte del cosmo che ci ospita.
Immagine courtesy by Stellaclone Design, A.N.L. 2025